Crisantemo coreano

Il crisantemo coreano

Chrysanthemum coreanum – Composite

Tipo: perenne da fiore
Origine: Corea
Adatta per: terrazzo, giardino
Difficoltà di coltivazione: facile

È tra le specie perenni quella da cui è derivata la maggior parte degli ibridi normalmente in commercio. Ha un portamento ramificato e raggiunge 80 cm di altezza. I suoi fiori che compaiono in autunno sono  di colore bianco-rosato. Tra gli ibridi, tutti adatti alla coltivazione in vaso come in aiuola, ve ne sono dei colori più diversi, tutti di facile coltivazione.

Fioritura: settembre, ottobre, novembre, dicembre
Colore dei fiori: bianco, giallo, rosa, rosso

Posizione: preferisce le posizioni assolate o comunque molto luminose

Temperatura: pianta rustica, non teme il gelo

Terreno: ordinario, fertile, ben drenato, neutro o leggermente acido

Irrigazione: quanto basta a mantenere il terreno umido

Concimazione: forniamo ogni settimane un concime liquido per piante da fiore per sostenere la fioritura

Potatura: quando la pianta ha raggiunto i 20 cm di altezza, si taglia il fusto perché si ramifichi e produca più fiori

Moltiplicazione: per talea in marzo-aprile o per divisione dei cespi nello stesso periodo
Semina:
Trapianto/rinvaso: aprile, settembre, ottobre

Malattie e parassiti: nematode del crisantemo e la minatrice delle foglie

Note:

Per saperne di più

Fritillaria delavayi

La curiosa evoluzione della fritillaria cinese

Conosciamo la fritillaria per essere una pianta bulbosa primaverile dai colori appariscenti: quella che coltiviamo noi nei nostri giardini è la Fritillaria imperialis con fiori penduli riuniti in ombrelle e dai colori che vanno dal giallo al rosso carico. Una specie particolare, la Fritillaria delavayi, che vive in Cina sui monti Hengduan è stata oggetto di particolari studi per la sua curiosa evoluzione a cui si assiste da alcuni anni.

A differenza delle nostre specie, la delavayi non è più alta di 30 cm e sviluppa una rosetta basale formata da tre-cinque foglie di colore verde brillante e da un singolo fiore campanulato, di colore giallo acceso che spunta una sola volta all’anno. Inoltre sono necessari cinque anni perché il bulbo, nato da seme, sia in grado di produrre un fiore. Il suo bulbo, molto piccolo, è utilizzato da oltre 2.000 anni nella medicina tradizionale cinese per trattare le bronchiti e in generale le patologie che colpiscono l’apparato respiratorio.

È una pianta che cresce in montagna dove trova il clima che le è più congeniale, freddo e asciutto. Spunta tra le pietre ed è per sua natura molto appariscente, proprio per attirare i pochi insetti impollinatori.

La Fritillaria delavayi impiega cinque anni a fiorire, un periodo in cui potrebbe essere raccolta interrompendo il naturale ciclo di vita della pianta. (foto di Yang Niu)

Un’evoluzione sospetta

Da alcuni anni si sassite a una curiosa evoluzione. Le piante presentano infatti delle foglie di colore marrone-grigio come se tendessero a mimettizzarsi con il terreno e le pietre circostanti. Anche il fiore, che nella specie originaria è di un bel giallo acceso, tendono ad essere sbiaditi, quasi verdastri e decisamente meno appariscenti. Una ricerca è stata allora avviata per cercare di capire i motivi di questa evoluzione sospetta che porta la pianta ad essere difficilmente individuabile. Lo studio, condotto dal Kuming Institute of Botany (Accademia cinese delle scienze) ha avviato la sua ricerca prendendo in considerazione la possibilità della pianta di sfuggire ai possibili predatori. L’osservazione ha però presto cocluso come non vi siano erbivori in quantità tale -e superiore alla normale presenza- da giustificare una evoluzione del genere. Gli animali presenti inoltre mostrano di disdegnare questa pianta.

Inquinamento o altri fattori normalmente presi in considerazione sono stati ben presto scartati per concentrarsi sull’unica plausibile causa: l’eccessiva raccolta da parte dell’uomo.

Dove la raccolta è sistematica e intensiva, la pianta modifica il colore delle foglie per mimetizzarsi con il terreno circostante e risultare così meno appariscente. (foto di Yang Niu)

Il principale predatore

La Fritillaria delavayi è stata oggetto di raccolta e utilizzata in medicina per almeno 2.000 anni, ma la domanda in costante aumento e l’offerta insufficiente hanno innescato una sorta di caccia al tesoro. Il prezzo per un chilogrammo (2,2 libbre) dei bulbi della pianta, la parte della pianta utilizzata in medicina, è superiore ai 500 $. Ogni bulbo ha le dimensioni di un’unghia; per ottenerne un chilogrammo sono necessarie più di 3.500 piante singole.

Questa specie d’altronde cresce solo in montagna in condizioni difficilmente replicabili in un vivaio. Inoltre i consumatori sono convinti che le varietà selvatiche siano migliori, anche se non c’è alcuna prova che lo confermi. 

La ricerca

La ricerca, avviata nel 2011, ha inizialmente avuto come obiettivo quello di studiare come veniva impollinata la pianta che presenta un’altra curiosità: i fiori di un anno sono prevalentemente maschili, ma diventano sia maschili sia feminili negli anni successivi. Per lo studio sono state etichettate le piante all’interno di una determinata area; ma il primo tenatativo è stato miseramente vanificato dalla raccolta indiscriminata che ha visto sottrarre tutte le piante oggetto dello studio.

Il cambiamento di colore delle foglie e dei fiori doveva, secondo Yang Niu, uno degli autori dello studio, “essere indotto da una forte forza selettiva”.

E l’unica forza in gioco era la raccolta operata in modo sempre più massiccio dall’uomo.

Per testare questa teoria, i ricercatori hanno prima consultato gli erboristi locali che avevano sei anni di registrazioni che mostravano dove erano cresciute le piante e quante erano state raccolte. Hanno determinato quali aree erano già pesantemente raccolte e di più facile accesso, rispetto a quelle nascoste in terreni rocciosi e montuosi. Usando uno strumento chiamato spettrometro, che misura le lunghezze d’onda della luce per determinare il colore, hanno misurato il colore delle piante in luoghi diversi e hanno trovato una correlazione tra quanta popolazione era stata dissotterrata in un dato punto e il colore di un fiore.

Nelle zone meno accessibili dove si recavano pochi umani, le piante erano ancora di un bel verde brillante e il fiore era giallo, ma in luoghi in cui i bulbi venivano raccolti in numero elevato, i colori stavano diventando più sbiaditi.

I ricercatori hanno persino creato un gioco, “Spot the Plant”, per testare la facilità con cui si possono trovare piante mimetizzate. Quando ai volontari è stato chiesto di identificare la Fritillaria delavayi tra rocce e terra, è risultato evidente come fosse necessario molto più tempo per individuare esemplari con colori meno vivaci.

La selezione naturale

Accettando l’assunto che sia l’uomo la causa di questo cambiamento, in che modo la raccolta di questi bulbi indurrebbe la pianta a cambiare colore e a mimetizzarsi? Lo studio afferma che l’uomo raccoglie le piante più visibili e lo fa tanto intensamente da limitare drasticamente la possibilità per le piante di concludere il loro naturale ciclo di vita e quindi di moltiplicarsi. La pianta impiega cinque anni per riprodursi, il che significa che tutte le piante verde brillante potrebbero essere raccolte prima che abbiano la possibilità di trasmettere i loro geni colorati. Entro una o due generazioni, una popolazione di piante in un’area altamente trafficata potrebbe avere un patrimonio genetico con DNA prevalentemente grigio e marrone, con superiori possibilità di moltiplicarsi e quindi di trasmettere le sue caratteristiche.

Il fatto che l’uomo possa influenzare l’evoluzione delle specie non è nuovo: è già stato osservato sugli animali. Il merluzzo atlantico e il salmone rosa, ad esempio, oggetto di pesca intensiva, hanno ridotto le loro dimensioni standard. Poiché sono raccolti in reti, quelli più piccoli sono in grado di sfuggire, mentre quelli più grandi hanno meno probabilità di sopravvivenza. Col tempo quindi, l’intera popolazione tende a restare più piccola. Analogamente, anche il Ginseng americano, oggetto di raccolta intensiva negli Stati Uniti orientali, è diventato col tempo più piccolo e meno appariscente.

Fritillaria

Ajania pacifica

L' Ajania pacifica

Ajania pacifica – Asteracee

Tipo: perenne da fiore
Origine: Asia centro meridionale
Adatta per: terrazzo, giardino
Difficoltà di coltivazione: facile

Erbacea sempreverde a portamento arbustivo che forma cespi compatti, larghi 70-80 cm, alti 30-60 cm. Ideale per coprire gli argini e i giardini rocciosi, ha un fogliame originale, di un bel colore verde scuro bordato da una sottile linea argentata o bianca. Le foglie producono un piacevole profumo con lo sfregamento. I fiori, simili a piccoli crisantemi, sono dei boccioli giallo oro; si presentano in ottobre-novembre riuniti in corimbi ad ombrello all’apice dei fusti.

Fioritura: ottobre, novembre
Colore dei fiori: giallo

Posizione: soleggiata, ma tollera la mezz’ombra

Temperatura: rustica, sopporta le temperature invernali

Terreno: ordinario, normalmente fertile, ben drenato

Irrigazione: quanto basta a mantenere il terreno un poco umido; sopporta brevi periodi di siccità

Concimazione: forniamole del letame pellettato alla fine dell’estate per sostenere la fioritura

Potatura: basta togliere i fiori appena appassiscono

Moltiplicazione: per seme in primavera; per talea semilegnosa in estate e in primavera
Semina: marzo aprile
Trapianto/rinvaso: settembre, ottobre

Malattie e parassiti: afidi (talvolta)

Note: chiamato anche Chrysanthemum pacificum o Mimosa d’oro

Zafferano

Lo zafferano

Lo zafferano è forse la spezia più cara presente sul mercato. Si ottiene dagli stami di una piccola pianta bulbosa appartenente al genere Crocus. Noto già ai Greci, ai Romani e agli Egizi, lo zafferano è usato da millenni e citato persino dalla Bibbia.

Sconosciuto allo stato selvatico, giunge dal Medio-Oriente. Il nome deriva dal persiano safra che significa giallo. Gli Arabi ne introdussero la coltivazione in Spagna tra il X e l’ XI secolo e da qui si diffuse in altri paesi europei dall’estate calda, come la Francia, l’Italia, la Germania e l’Inghilterra. A partire dal XVII secolo la pianta entra anche nelle preparazioni medicinali, mentre ai giorni nostri è diffuso e coltivato soprattutto nelle regioni mediterranee. L’Italia detiene un primato mondiale nella qualità di questa spezia.

La pianta

È costituita da dieci foglie molto strette, erette, cave alla base che appaiono assieme al fiore o immediatamente prima. Sono di colore verde intenso nella parte superiore e più chiare in quella inferiore. Ma sono soprattutto i fiori, grandi e di colore viola, che la caratterizzano. Nascono direttamente dal bulbo da uno a tre alla volta, di forma tubolare, molto stretti alla base e poi larghi verso l’alto dove si aprono in sei petali. Il pistillo è particolarmente sviluppato, lungo e terminante con tre stigmi rossi a forma di corno. Il frutto è costituito da una capsula contenente numerosi semi.

Dove coltivarlo

La pianta preferisce un terreno sabbioso, ricco di sostanza organica, fresco e ben drenato. Lo zafferano coltivato ama il calore e richiede un autunno dolce per poter fruttificare. Nelle regioni fresche va messo a dimora in ambienti protetti o riparati con una buona esposizione al sole. In alternativa, si può scegliere il Crocus Sativus Cartwrightianus, una varietà originaria della Grecia che fiorisce in autunno ed appare più facile da coltivare nelle regioni fredde.

La moltiplicazione

Dopo la semina la prima fioritura appare solo dopo tre anni. È più facile e veloce mettere a dimora dei bulbi già formati, grandi quanto una piccola noce, che generalmente appaiono intorno al bulbo principale. Vanno messi in terra a circa 10 centimetri di profondità mantenendo 15 centimetri di distanza uno dall’altro. Il terreno va mantenuto umido e pulito da erbe infestanti. Essendo una pianta sensibile alle malattie crittogamiche, è bene evitare eccessi idrici che potrebbero far deperire velocemente il bulbo. I bulbi formano, ogni anno, molti bulbilli intorno a sé, bulbilli che vanno staccati e piantati per formare nuove piante.

La raccolta

Sono gli stigmi rossi del fiore che costituiscono lo zafferano; sono necessari circa 120.000 fiori per ottenere un chilogrammo di zafferano secco. La raccolta è interamente manuale, cosa che rende particolarmente costoso il prodotto. È infatti la spezia più cara in assoluto. All’inizio della fioritura, in settembre o in ottobre, i fiori vengono recisi e gli stami estratti e messi a essiccare in un ambiente con un costante ricambio d’aria. Vengono quindi conservati in un vaso a chiusura ermetica.

E non finisce qui

 Raccontateci la vostra esperienza, inviate commenti e osservazioni; potremo arricchire l’articolo.

Tulipano

Il tulipano

Tulipa spp. – Liliacee

Tipo: bulbosa da fiore
Origine: Turchia
Adatta per: terrazzo, giardino
Difficoltà di coltivazione: facile

Bulbose a fioritura primaverile caratterizzate da un bulbo ricoperto da scaglie secche, fragili di colore bruno-rossiccio. Le foglie sono lineari, lanceolate e formano una rosetta da cui si diparte uno stelo che reca un fiore campanulato nei più diversi colori. Oggetto di incroci e ibridazione da parte dei vivaisti da oltre 500 anni, oggi le numerose varietà sono raggruppate in 15 macro-gruppi.

Fioritura: aprile, maggio
Colore dei fiori: rosso, arancione, giallo

Posizione: in pieno sole, ma anche mezz’ombra

Temperatura: il clima mediterraneo è ideale

Terreno: ordinario, mediamente fertile, ben drenato

Irrigazione: quanto basta a mantenere il terreno un poco umido

Concimazione: usiamo concime minerale al omento dell’impianto e un concime liquido per piante da fiore durante il periodo vegetativo

Potatura: —

Moltiplicazione: tramite i bulbilli prodotti dalla pianta. Se lasciati in terra o trapiantati il primo anno producono solo foglie.
Semina:
Trapianto/rinvaso: ottobre, novembre

Malattie e parassiti: lumache, afidi

Note:

Gaura

Piante da fiore

La Gaura

Gaura lindheimeri – Onagracee

Tipo: perenne da fiore
Origine: America
Adatta per: terrazzo, giardino
Difficoltà di coltivazione: facile

Nota anche come “pianta delle orchidee” è un’erbacea perenne che produce una piccola rosetta di fogle, talvolta bordate di rosso e sottili fusti che portano numerosi fiori bianchi, rosa o rossi formati ognuno da quattro petali e vistosi stami gialli che ricordano delle piccole orchidee. Raggiunge 70 cm di altezza e forma belle macchie adatte alle bordure. Può essere coltivata facilmente anche in vaso.

Fioritura: maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Colore dei fiori: bianco, rosa, rosso

Posizione: in pieno sole, ma si accontenta anche della mezz’ombra

Temperatura: pianta rustica, non teme il freddo

Terreno: ordinario, fertile, ben drenato

Irrigazione: bagniamo solo quando il terreno è asciutto; teme l’eccesso di umidità non la siccità

Concimazione: usiamo un concime liquido per piante da fiore una volta al mese

Potatura: non necessaria

Moltiplicazione: per seme in semenzaio protetto in autunno (germina a primavera); per divisione dei cespi a primavera; per talea in autunno
Semina: ottobre, novembre
Trapianto/rinvaso: settembre, ottobre, novembre

Malattie e parassiti: afidi e acari possono aggredire i fiori in boccio

Note: alla fine dell’inverno la pianta secca completamente, ma torna poi a vegetare a primavera

Erica

Le eriche

In questo periodo i garden center e persino il supermercato ci propongono l’erica fiorita, una bella pianta cespugliosa che ha il pregio di fiorire proprio con il freddo invernale.
In particolare, in queste settimane possiamo facilmente trovare l’Erica carnea, l’Erica gracilis e la Calluna vulgaris, piante molto simili tra loro, tanto da identificarle tutte come Erica, anche se appartenenti a generi diversi.
Infatti, parlando di questa pianta, dovremmo parlare di eriche: la famiglia è la stessa (Ericacee), ma il genere di appartenenza diverso.
Si tratta della Calluna, la cui unica specie è la vulgaris, la Daboecia, la cui specie più diffusa nel nostro Paese è la cantabrica e l’Erica vera e propria.
Quest’ultima poi prevede diverse specie diffuse nella nostra penisola.
Alcune fioriscono in inverno come l’Erica carnea, l’Erica gracilis e l’Erica hyemalis, altre preferiscono la primavera come l’Erica australis ed altre ancora che fioriscono in estate-autunno come l’Erica cinerea, l’Erica terminalis e l’Erica vagans. Le colorazioni variano dal bianco al porpora, passando per tutta la gamma dei rosa.
Si tratta tutte di piante molto rustiche che possiamo trovare anche allo stato spontaneo nei nostri boschi o nelle radure e con cui possiamo facilmente arricchire i nostri vasi sul terrazzo oppure creare bordure in giardino.
Le possiamo conservare facilmente per molti anni purché forniamo loro il terreno ideale e manteniamo normalmente umido il substrato. Sono anche adatte per creare piccole composizioni autunnali di grande effetto e basso costo.

Erica carnea
Erica cinerea
Erica scoparia
Erica gracilis
Erica arborea
Erica x darleyensis
Calluna vulgaris
Daboecia cantabrica

Dove piantarle

L’erica è un’ottima pianta tappezzante e possiamo pertanto utilizzarla in giardino per comporre aiuole ai bordi di cespugli più alti, in modo da creare contrasti di colore e controllare lo sviluppo delle infestanti. Messe vicine (40 cm una dall’altra) possono formare una larga macchia di altezza modesta, ma molto decorativa. Impieghiamo le specie acidofile (come la Calluna) come base delle aiuole in cui sono piantate camelie, gardenie o azalee, distribuendo, tra una piantina e l’altra, della torba acida che, oltre a nutrire il terreno, lo manterrà acido.

Un tappeto di eriche può anche sostituire il prato in punti dove non è agevole la manutenzione o dove il prato stenta a crescere. Data la loro rusticità, si prestano a colonizzare spazi dove difficilmente crescono altre specie: utili quindi nei giardini a bassa manutenzione, quelli normalmente trascurati e le zone meno curate del giardino.
L’erica, nelle sue diverse specie, è una pianta colonizzatrice: è tra le prime a insediarsi sui terreni devastati da un incendio; alcuni studi confermano il fatto che il fumo accelera in qualche modo la germinazione dei suoi semi permettendone un rapido insediamento in condizioni proibitive.

Le cure

È una pianta che ama la luce; il sole per qualche ora al giorno ne facilita la crescita e la fioritura. Piantata in giardino, verifichiamo soltanto l’acidità del terreno. Benché si tratti di una pianta che, nelle diverse specie, si adatta facilmente a qualsiasi tipo di terreno purché non calcareo, è bene prevedere una certa acidità che facilita comunque lo sviluppo della pianta. Per questo è utile distribuire sulla superficie del terreno, a mo’ di pacciamatura, della torba acida: non solo acidifica il terreno quanto basta, ma lo nutre in modo naturale.
È meglio invece evitare di concimare il terreno con letame. L’unico problema a cui può andare soggetta questa pianta è il marciume radicale che può essere facilitato dalla presenza di concimi organici.
L’erica cresce anche su terreni poveri e sassosi. Richiede una costante umidità del terreno, ma sempre senza esagerare; se il terreno fosse palesemente asciutto, annaffiamo, possibilmente al mattino. All’aperto è meglio evitare comunque di bagnare alla sera: in inverno l’acqua potrebbe ghiacciare danneggiando le radici.

In vaso

Nella coltivazione in vaso, possiamo utilizzare un contenitore appena più grande di quello originale e un terriccio composto per metà di terriccio universale e metà terriccio per acidofile. Importante, come al solito, è il drenaggio: creiamo uno strato di ghiaia o argilla espansa un poco più alto del sottovaso in modo da assicurare l’impossibilità di ristagni.
In una fioriera o una cassetta mettiamo le piante a una spanna di distanza una dall’altra per dar loro modo di espandersi facilmente. Trapiantiamole senza toccare il pane di terra e annaffiamo generosamente per facilitare l’attecchimento. Lasciate all’esterno, potremo controllare una volta alla settimane lo stato del terriccio, annaffiando solo se necessario.

In casa

Possiamo coltivare l’erica anche in casa. Per questo la specie più adatta è l’Erica gracilis che vive bene con temperature comprese tra 5 e 18°C. Utile perciò porla in una posizione luminosa, davanti a una finestra, ma lontano da termosifoni e fonti di calore. Pensiamo sempre che si tratta di piante da brughiera, amanti perciò di un clima fresco e umido. In casa potremmo avere un clima molto asciutto, cosa che fa deperire rapidamente la pianta. Aumentiamo l’umidità dell’aria ponendola su una largo sottovaso pieno di argilla sempre bagnata, usiamo gli umidificatori, nebulizziamo acqua non calcarea sul fogliame.
Non serve concimare, mentre, a differenza delle piante che vivono in esterno, è bene controllare ogni due-tre giorni che il terreno sia umido.

E non finisce qui

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Calluna vulgaris

Piante da fiore

La Calluna vulgaris

Calluna vulgaris – Ericacee

Tipo: perenne da fiore
Origine: Europa
Adatta per: terrazzo, giardino
Difficoltà di coltivazione:

Nota come brugo, è simile all’erica e spesso confusa con questa. È una pianta perenne che cresce per 30-40 cm. Differisce dall’erica vera e propria per le foglie più piccole e per fiori divisi in quattro petali invece che in cinque. È chiamata per questo anche falsa erica o erica selvatica. Preferisce inoltre un terreno acido.

Fioritura: dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile maggio
Colore dei fiori: bianco, rosa, rosso

Posizione: luminosa; non ama la luce diretta del sole se non per poche ore al giorno, preferibilmente al mattino

Temperatura: preferisce gli ambienti freschi e arieggiati

Terreno: acido

Irrigazione: quanto basta a mantenere il terreno umido, senza ristagni

Concimazione: non necessaria; cresce anche su terreni poveri

Potatura: possiamo tagliare i fiori dopo la fioritura per dar modo alla pianta di ramificarsi

Moltiplicazione: per talea in estate
Semina:
Trapianto/rinvaso: marzo, aprile, maggio, ottobre, novembre

Malattie e parassiti:

Note:

Erica carnea

Piante da fiore

L'Erica carnea

Erica carnea – Ericacee

Tipo: perenne da fiore
Origine: Europa
Adatta per: terrazzo, giardino
Difficoltà di coltivazione: molto facile

Arbusto sempreverde che può raggiungere il metro di altezza, caratterizzata da foglie sottili, aghiformi e da fiori campanulati penduli a cinque petali di colore rosa carico tendente al violetto. Fiorisce durante l’inverno.

Fioritura: gennaio, febbraio, novembre, dicembre
Colore dei fiori: rosa, lilla

Posizione: luminosa; non ama la luce diretta del sole se non per poche ore al giorno, preferibilmente al mattino

Temperatura: preferisce gli ambienti freschi e arieggiati

Terreno: ordinario, normalmente fertile, ben drenato

Irrigazione: quanto basta a mantenere il terreno umido, senza ristagni

Concimazione: non necessaria; cresce anche su terreni poveri

Potatura: possiamo tagliare i fiori dopo la fioritura per dar modo alla pianta di ramificarsi

Moltiplicazione: per talea in estate
Semina:
Trapianto/rinvaso: marzo, aprile, maggio, ottobre, novembre

Malattie e parassiti:

Note:

Daboecia cantabrica

Piante da fiore

La Daboecia cantatrice

Daboecia cantabrica – Ericacee

Tipo: perenne da fiore
Origine: Europa
Adatta per: terrazzo, giardino
Difficoltà di coltivazione: molto facile

Nota anche come “erica d’Irlanda”, è simile all’erica e spesso confusa con questa. Fiorisce a partire dall’estate e per tutto l’autunno con piccoli fiori penduli campanulati di colore rosa intenso. È un piccolo arbusto compatto basso che tende ad espandersi in larghezza. Sopporta molto bene il freddo, viene usato anche come tappezzante.

Fioritura: agosto, settembre, ottobre
Colore dei fiori: rosa, lilla

Posizione: in pieno sole o molto luminosa

Temperatura: preferisce gli ambienti freschi e arieggiati

Terreno: acido

Irrigazione: quanto basta a mantenere il terreno umido, senza ristagni

Concimazione: non necessaria; cresce anche su terreni poveri

Potatura: possiamo tagliare i fiori dopo la fioritura per dar modo alla pianta di ramificarsi

Moltiplicazione: per talea in estate
Semina:
Trapianto/rinvaso:

Malattie e parassiti:

Note: