Il principale predatore
La Fritillaria delavayi è stata oggetto di raccolta e utilizzata in medicina per almeno 2.000 anni, ma la domanda in costante aumento e l’offerta insufficiente hanno innescato una sorta di caccia al tesoro. Il prezzo per un chilogrammo (2,2 libbre) dei bulbi della pianta, la parte della pianta utilizzata in medicina, è superiore ai 500 $. Ogni bulbo ha le dimensioni di un’unghia; per ottenerne un chilogrammo sono necessarie più di 3.500 piante singole.
Questa specie d’altronde cresce solo in montagna in condizioni difficilmente replicabili in un vivaio. Inoltre i consumatori sono convinti che le varietà selvatiche siano migliori, anche se non c’è alcuna prova che lo confermi.
La ricerca
La ricerca, avviata nel 2011, ha inizialmente avuto come obiettivo quello di studiare come veniva impollinata la pianta che presenta un’altra curiosità: i fiori di un anno sono prevalentemente maschili, ma diventano sia maschili sia feminili negli anni successivi. Per lo studio sono state etichettate le piante all’interno di una determinata area; ma il primo tenatativo è stato miseramente vanificato dalla raccolta indiscriminata che ha visto sottrarre tutte le piante oggetto dello studio.
Il cambiamento di colore delle foglie e dei fiori doveva, secondo Yang Niu, uno degli autori dello studio, “essere indotto da una forte forza selettiva”.
E l’unica forza in gioco era la raccolta operata in modo sempre più massiccio dall’uomo.
Per testare questa teoria, i ricercatori hanno prima consultato gli erboristi locali che avevano sei anni di registrazioni che mostravano dove erano cresciute le piante e quante erano state raccolte. Hanno determinato quali aree erano già pesantemente raccolte e di più facile accesso, rispetto a quelle nascoste in terreni rocciosi e montuosi. Usando uno strumento chiamato spettrometro, che misura le lunghezze d’onda della luce per determinare il colore, hanno misurato il colore delle piante in luoghi diversi e hanno trovato una correlazione tra quanta popolazione era stata dissotterrata in un dato punto e il colore di un fiore.
Nelle zone meno accessibili dove si recavano pochi umani, le piante erano ancora di un bel verde brillante e il fiore era giallo, ma in luoghi in cui i bulbi venivano raccolti in numero elevato, i colori stavano diventando più sbiaditi.
I ricercatori hanno persino creato un gioco, “Spot the Plant”, per testare la facilità con cui si possono trovare piante mimetizzate. Quando ai volontari è stato chiesto di identificare la Fritillaria delavayi tra rocce e terra, è risultato evidente come fosse necessario molto più tempo per individuare esemplari con colori meno vivaci.
La selezione naturale
Accettando l’assunto che sia l’uomo la causa di questo cambiamento, in che modo la raccolta di questi bulbi indurrebbe la pianta a cambiare colore e a mimetizzarsi? Lo studio afferma che l’uomo raccoglie le piante più visibili e lo fa tanto intensamente da limitare drasticamente la possibilità per le piante di concludere il loro naturale ciclo di vita e quindi di moltiplicarsi. La pianta impiega cinque anni per riprodursi, il che significa che tutte le piante verde brillante potrebbero essere raccolte prima che abbiano la possibilità di trasmettere i loro geni colorati. Entro una o due generazioni, una popolazione di piante in un’area altamente trafficata potrebbe avere un patrimonio genetico con DNA prevalentemente grigio e marrone, con superiori possibilità di moltiplicarsi e quindi di trasmettere le sue caratteristiche.
Il fatto che l’uomo possa influenzare l’evoluzione delle specie non è nuovo: è già stato osservato sugli animali. Il merluzzo atlantico e il salmone rosa, ad esempio, oggetto di pesca intensiva, hanno ridotto le loro dimensioni standard. Poiché sono raccolti in reti, quelli più piccoli sono in grado di sfuggire, mentre quelli più grandi hanno meno probabilità di sopravvivenza. Col tempo quindi, l’intera popolazione tende a restare più piccola. Analogamente, anche il Ginseng americano, oggetto di raccolta intensiva negli Stati Uniti orientali, è diventato col tempo più piccolo e meno appariscente.