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[ Sostenibilità ]

A proposito di acqua

Da dove arriva l’acqua presente sul nostro pianeta?

Pare accertato che provenga per lo più dalle comete (che sono prevalentemente coperte di ghiaccio) che colpirono la Terra alcuni milioni di anni fa. Altri ipotizzano la presenza dell’acqua come legata a una nebulosa solare ricca di idrogeno poi mnescolatosi con l’ossigeno, altre teorie parlano invece della condensazione dei gas vulcanici. È un fatto che lo studio più recente delle comete e della loro composizione abbia rivelato come l’acqua che le circonda sia pressoché identica a quella che riempie i nostri mari.

Di sicuro c’è un fatto: che l’acqua non si crea e non si distrugge. Come sappiamo, se la scaldiamo diventa vapore, se la raffreddiamo diventa ghiaccio. Modifica il suo stato, ma non le sue caratteriristiche chimiche.

E questo ci porta a una semplice constatazione: l’acqua non si consuma. E meno male o, a quest’ora, probabilmente, l’avremmo consumata tutta.

Il ciclo dell’acqua che studiamo a scuola ci spiega d’altronde come l’acqua passi continuamente dallo stato liquido al quello di vapore per poi precipitare sulla terra sotto forma di acqua, neve, ghiaccio. È un ciclo che dura da milioni di anni, grazie al quale la terra e gli essere viventi possono essere pervasi di acqua (l’uomo è composto da il 60-80% di acqua) senza con questo consumarla.

Il consumo

Poniamo di prelevare da una sorgente dell’acqua ocn cui cuocere della pasta; alla fine ributtiamo l’acqua avanzata nel fiume. Quanta ne avremmo consumata? Nemmeno una goccia. Gran parte dell’acqua viene restituita al fiume, una parte sarà evaporata durante la bollitura, un’altra piccola parte sarà entrata nella pasta e quindi nel nostro organismo che l’ha usata e poi, tramite la traspirazione e gli escrementi, restituita a madre natura.

Un altro esempio. Usiamo l’acqua per bagnare i fiori, il prato, l’orto o un campo di grano. L’acqua verrà utilizzata dalle piante e, tramite la traspirazione, restituita all’atmosfera (conservata nei frutti, il ciclo è più lungo, ma il risultato è lo stesso); parte evaporerà e parte contribuirà alle funzioni biologiche del terreno. Quella in sovrappiù precipita nella falda e rientra nel ciclo naturale dell’acqua. Anche in questo caso, il “consumo” è pari a zero.

Se, per eccesso, lasciassimo aperto il rubinetto del lavandino, in barba a quanto ci hanno sempre insegnato, non avremmo “consumo” di acqua; la disperderemmo anziché usarla in modo più intelligente, ma questo è un altro discorso.

La distribuzione e lo spreco

Perché allora parliamo di consumo? In realtà si parla di consumo perché paghiamo l’acqua in base alla quantità e questo induce il concetto di consumo, mentre quello che si paga dovrebbe essere solo il costo di distribuzione.

Se la distribuzione è corretta, l’acqua giunge dove il sistema di distribuzione lo prevede. Se il tubo è rotto, l’acqua viene dispersa e parliamo di spreco perché muoviamo un determinato quantitativo di acqua e solo una parte giunge a destinazione. Non viene consumata lungo il percorso, viene dispersa. Ed è questa dispersione che aumenta il costo di distribuzione in rapporto alla quantità distribuita. Il principio è semplice: è come se volessimo riempire una vasca con secchiate di acqua. Se il secchio è bucato faremo più viaggi, quindi più fatica per ottenere il risultato voluto.

Potremmo definire lo spreco come il mancato utilizzo dell’acqua per le finalità a cui potrebbe essere destinata e per le quali realizziamo un sistema di distribuzione. Se l’acqua a disposizione è poca lo spreco si trasforma in costo.

E poi c’è l’inquinamento

Se è vero che non possiamo “consumare” l’acqua, è altresì vero che la possiamo rendere inservibile, se non addirittura dannosa. L’era industriale ha creato, nell’iniziale indifferenza, un inquinamento che ha colpito l’aria e l’acqua. L’acqua è diventata, suo malgrado, veicolo di elementi tossici che possono pervadere qualsiasi forma vitale dal momento che tutte le forme vitali sfruttano l’acqua per la loro sopravvivenza.

L’inquinamento è la vera sfida della nostra era. Se il costo dell’acqua venisse parametrato non già al suo consumo, che, come abbiamo detto, non esiste, ma al costo di ripristino, ovvero di eliminazione delle sostanze inquinanti, il suo prezzo salirebbe oggi alle stelle. Perché non si tratta di introdurre nel sistema di distribuzione un impianto di depurazione per garantirne la potabilità: si tratta di eliminare qualsiasi versamento di inquinamenti nei fiumi, nei laghi, nelle falde. Una scommessa che si dimostra giorno dopo giorno sempre molto ardua.

Ci sono grandi industrie che usano l’acqua e non la restituiscono con la stessa potabilità, ma vi sono anche tante piccole pratiche quotidiane a cui non facciamo caso che contribuiscono a ingigantire il problema. Pensiamo all’olio usato per la frittura e versato nel lavandino, all’uso smodato dei detersivi, all’impiego eccessivo di insetticidi e concimi chimici nel nostro giardino o nell’orto…

Ognuno, a riguardo, potrebbe e dovrebbe fare la sua parte.

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