L’irrigazione
La pianta necessita di irrigazioni regolari, mai eccessive, più frequenti in estate. La pianta ha bisogno di circa due anni per attecchire in piena terra e diventare quasi indipendente. Dopo questo periodo possiamo irrigare solo n caso di prolungata siccità.
In vaso
Contrariamente a quanto si pensa, la Camellia sasangua cresce bene anche in vaso. Utilizziamo per questo un contenitore ampio, almeno 40 cm di diametro, o una fioriera capace, profonda 50 cm. Assicuriamo un buon drenaggio con uno spesso strato di argilla espansa o ghiaia e solleviamo il vaso da terra (bastano tre tappi di plastica) per facilitare lo sgrondo dell’acqua in eccesso.
Usiamo solo terriccio per acidofile e arricchiamolo con letame pellettato. Se la rinvasiamo ora (dipende dalle dimensioni del vaso in cui l’abbiamo acquistata- se è grande rimandiamo il rinvaso alla fine della fioritura) facciamolo lasciando intatto il pane di terra, ma incidendolo lateralmente dall’alto al basso con un coltello affilato per facilitare l’espansione delle radici. Annaffiamo generosamente alla fine del rinvaso e poi solo se ci accorgiamo che la superficie del terreno è asciutta. Durante l’inverno ci basterà controllare ogni tanto che il terreno non si asciughi (specialmente se il nostro terrazzo è coperto). Annaffiamo con regolarità a parrtire da marzo per garantire un terreno sempre umido.
È utile, durante la bella stagione, anche fornire un concime per piante acidofile ogni due settimane insieme all’acqua delle annaffiature. Alla fine dell’estate distribuiamo della torba acida sulla superfcie del vaso per elevare l’acidità del terreno e ripristinare le condizioni ideali.
La potatura
La Camellia sasangua non richiede potature. Eliminiamo eventualmente i rami secchi o quelli che risultassero mal disposti, tagliando sempre appena sopra una gemma. Il periodo miglliore è in primavera, terminata la fioritura.
La moltiplicazione
Il modo più pratico è la talea semilegnosa fatta in estate, quando i fusti da verdi inziano a lignificare diventando marroni. Basta una talea di 10 cm con un paio di foglie in cima per ottenere una nuova pianta. L’importante è mantenere un’elevata umidità intorno alla pianta, chiudendola con un sacchetto di plastica trasparente bucato o una bottiglia. Lasciamo la talea in posizione luminosa ma non al sole: sono necessarie tre settimane perché radichi. Proteggiamo la nuova piantina il primo inverno conservandola in una serretta.
Malattie e cure
Data la consistenza delle sue foglie, raramente viene colpita da parassiti fitofagi. Possiamo ciò non di meno trovare delle cocciniglie che possiamo eliminare facilmente con un cotton fion imbevuto di alcol. È bene farlo appena si presentano perché, se lasciate indisturbate, si moltiplicano e diventa necessario un trattamento con insetticidi specifici.
Nella coltivazione in vaso si può andare incontro a fenomeni di clorosi ferrica, ovvero mancato assorbimento del ferro. Questo è dovuto perché le frequenti irrigazioni con acqua calcarea tendono a ridurre l’acidità del terreno e a limitare l’assorbimento dei nutrienti. Il primo sintomo è l’ingiallimento delle foglie. Si può rimediare subito fornendo alla pianta “Compo Ferro liquido”: la pianta si riprende in pochi giorni. Acidifichiamo quindi il terreno con torba acida o lupini tritati.